2007 http://www.giorgiobad.com/2007/10/un-post-serio.html governo prodi
2009 http://www.giorgiobad.com/2009/02/ci-risiamo.html governo berlusconie ora il 2011.
Ogni due anni ci provano, in modo diverso, con governi diversi, sempre di nascosto dai grandi media (o forse con la collaborazione?) ma alla fine son sempre loro. Questa volta con la scusa della protezione del copyright (vedi cercare di mantenere uno status quo ormai obsoleto e non più remunerativo come un tempo, giusto siae?), si vuole mettere un bel tappo al web italiano, già cronicamente in ritardo, già sottosviluppato e inadeguato per uno stato come il nostro. Stavolta ci provano dotando l'agcom di poteri incredibili che andranno a darle il "permesso" di tagliare tutto ciò che sarà ritenuto inopportuno dai vari "detentori dei diritti". E che sarà facilmente girabile su qualsiasi contenuto potenzialmente "scomodo".
Non mi dilungo sulle varie sfaccettature ma vi rimando a questi articoli:
- http://punto-informatico.it/3200555/PI/Commenti/agcom-chiamavano-trinita.aspx
- http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/delibera-agcom-ecco-la-verita/143427/
- http://www.ilpost.it/2011/06/27/lagcom-potra-cancellare-i-file-dai-siti-web/
- http://espresso.repubblica.it/dettaglio/censura-al-web-ribellatevi/2155378
UPDATE: alla fine nonostante tutto pare che sia passata, con alcune variazioni e per ora è stato approvato uno schema, si son dati 60 giorni per modificarlo e nel caso ritirarlo.
I particolari, fonte: punto informatico
L’AGCOM approva oggi 6 luglio lo schema di regolamento sul diritto d’autore con i voti di tutti i Commissari tranne quelli del Commissario Nicola D’Angelo e l’astensione del Commissario Michele Lauria.
Il Commissario Gianluigi Magri, contrariamente a quanto era circolato nei giorni scorsi, riprende il ruolo di relatore e firmerà il provvedimento.
All’interno del Provvedimento tutti i meccanismi di rimozione selettiva già annunciati e l’inibizione in casi di siti esteri all’accesso dei cittadini italiani che verranno segnalati ai provider italiani.
Nel caso dei siti esteri non si tratterebbe di un’ordine impartito ai sensi del codice delle comunicazioni elettroniche per i provider ma di un “warning”.
Dopo alcuni warning l’Autorità si rivolgerà alla Magistratura.
Il testo viene ora messo in consultazione per un periodo di 60 giorni.
Il periodo di contraddittorio è esteso a 15 giorni.
L’Autorità inoltre invierà una segnalazione al Governo al fine di far predisporre una norma relativa all’ estensione di potere al fine di esercitare direttamente poteri inibitori.
Bello eh? Staremo a vedere tra 60 giorni (inizio settembre quindi), stay tuned, non facciamo fregare quel poco di libertà di espressione che abbiamo grazie alla Rete.
Vorrei chiudere l'intervento con questo bel pezzo pubblicato oggi su la Stampa, firmato Juan Carlos De Martin (fondatore di NEXA)
La rete: il più grande spazio pubblico della storia. Il sogno REALIZZATO della possibilità di poter permettere a tutti di esprimersi facendosi potenzialmente udire da chiunque al mondo.
E senza dar fastidio a nessuno, senza megafoni, senza pioggie di volantini, senza coercizioni o intrusioni di sorta.
Semplicemente: Chi vuole parla – chi vuole ascolta.
La rete: il sogno a portata di mano di poter leggere tutti i libri mai scritti, in qualsiasi lingua, non importa quanto minoritaria.
La rete, cioe’, che porta nel 21 secolo – potenziandola – la straordinaria conquista della biblioteca pubblica.
La rete che potrebbe far lo stesso per tutta la musica mai composta, le fotografie mai scattate, i film mai fatti, i quadri mai dipinti.
La rete che potrebbe rendere possibili – e in parte già lo fa – nuovi modi di sostenere gli autori, consentendo loro di dedicarsi alla loro arte per il beneficio e la gioia di tutti noi.
La rete che potrebbe presto mettere a disposizione quel grande bene comune che sono i risultati della scienza – mettendo sullo stesso piano la giovane ricercatrice africana e il professore di Harvard.
La rete, straordinaria piattaforma di innovazione, per beneficiare della quale non servono conoscenze o tasche profonde: basta un cervello, un computer e un accesso a internet.
La rete: di certo grande strumento di mobilitazione sociale. Ma anche strumento, se saremo bravi, per infondere sangue nuovo nelle nostre democrazie anche in fase di governo, per ripensare i partiti politici, per dare sostanza al dialogo tra eletti ed elettori sempre, non solo in occasione delle elezioni.
La rete: tutto questo e molto, molto altro ancora.
L’abbiamo costruita noi, tutti noi.
Noi ingegneri nelle Universita – Università che tra l’altro farebbero bene a tornare a interessarsi molto piu’ attivamente del benessere della Rete.
Noi amanti delle soluzioni pratiche e del consenso di massima in IETF e in Internet Society.
Tutti noi che l’abbiamo letteralmente popolata di milioni, miliardi di siti – e di migliaia di applicazioni.
Che abbiamo creato insieme la più grande enciclopedia della storia.
Che abbiamo volontariamente creato un commons di decine di migliaia di software liberi e di miliardi di testi, fotografie, slide, video rilasciati con licenza Creative Commons e altre licenze libere.
La rete: tutto questo e molto altro ancora.
L’abbiamo costruita tutti noi.
Non i Governi, che se avessero capito per tempo, ci avrebbero senz’altro bloccato.
Non i grandi poteri economici tradizionali, che se avessero capito per tempo avrebbero provato a comprarci o avrebbero chiesto ai Governi di bloccarci.
Non i poteri mediatici tradizionali, che se avessero capito per tempo avrebbero subito acceso i loro riflettori per attirare l’attenzione di Governi e poteri economici (tranne che in sciagurati paesi come l’Italia dove i tre poteri coincidono).
Non i Governi e certi poteri economici che, una volta che Internet c’era, l’hanno trasformata in una gigantesca macchina di sorveglianza.
L’Internet delle enciclopedie, dell’informazione dal basso, di un nuovo discorso pubblico, della mobilitazione orizzontale, eccetera l’abbiamo costruita tutti noi.
Non loro.
E spesso nonostante loro.
Dobbiamo esserne orgogliosi.
Ora pero’ qualcuno vorrebbero impadronirsi di questo patrimonio collettivo.
Vorrebbe rendere Internet piu’ docile, piu’ controllabile – in economia, in politica, nella cultura.
Non fanno più neanche mistero dei loro obiettivi.
Con l’eG8 di Sarkozy a Parigi sono caduti anche le ultime ipocrisie.
Ce l’hanno detto chiaramente, infatti, quasi con arroganza: vorrebbero rimanere a decidere tra di loro, i big boys dell’economia e della politica (e chi li distingue e’ bravo).
Vorrebbero decidere loro su cio’ che abbiamo costruito noi.
A questo spudorato tentativo di espropriarci dobbiamo rispondere con calma e determinazione: NO.
Non che si possa dire che rifiutiamo il confronto.
O che rifiutiamo la politica.
Anzi: abbiamo spesso cercato sia l’uno sia l’altra.
Ma, nonostante gli sforzi, abbiamo avuto scarsissimo successo.
Si vede che altri interlocutori hanno strumenti di persuasione – come dire? – molto piu’ efficaci dei nostri.
Comunque, la nostra offerta di collaborazione è ancora valida:
uomini del potere tradizionale: deponete la vostra arroganza e ascoltateci.
Ascoltate noi: non solo i grandi amministratori delegati delle aziende di Silicon Valley, che non ci rappresentano.
Ascoltateci senza pregiudizi, senza slogan, senza agende nascoste.
Per affrontare insieme i problemi – che ci sono – e soprattutto per capire insieme come cogliere le straordinarie opportunità di crescita sociale, culturale ed economica rese possibili dalla Rete.
Noi – statene certi – saremo all’altezza.
E con questa citazione:
"Potete anche fermare me, ma non potete fermarci tutti. Dopo tutto, "Siamo tutti uguali"" [cit The Mentor autore del manifesto hacker in inglese e in italiano]
Per chi ancora non sa cos'è o chi è un hacker: wikipedia (non date ascolto ai media tradizionali che spacciano cracker per hacker!)
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